Il Vicolo: Un'ora dorata sui ciottoli d'Italia
I ciottoli sono caldi attraverso le suole sottili delle mie scarpe, ognuno levigato da secoli di piedi che andavano di fretta, di qua e di là. Ma io cammino piano, assaporando l'idea di camminare dove un tempo passarono i Romani.
Il sole d'estate scende dall'alto,

si infila tra gli edifici alti e si posa sulle mie spalle con una mano pesante. La luce si versa d'oro sulla pietra, e per un istante, l'intera via di ciottoli sembra restare immobile sotto quei raggi splendenti.
I muri hanno il colore del vecchio cotto e del miele, della ruggine e dell'albicocca, e il rosa sbiadito dell'estate. Le persiane verdi restano socchiuse. L'edera sale dove le pare.
Il piccolo bistrot è affollato, e il profumo dei pomodori, arrostiti finché diventano dolci e si sfanno, arriva fino a me. Immagino il basilico strappato a mano e l'olio che scalda in padella. Sa di domenica dalla nonna, con la cucina in attesa del suono delle risate.
Sotto gli ombrelloni color crema, le voci salgono e scendono in una lingua che capisco solo a metà. Mi dici… Ma dai… Piano, piano… Colgo una parola qua e là, e non importa. Il senso arriva comunque, nel gesto, nel tintinnio dei bicchieri, nel modo in cui un uomo si appoggia allo schienale come se non avesse un pensiero al mondo.
Tiro fuori una sedia di vimini e mi siedo. Nessuno mi chiede dove sto andando. Nessun treno aspetta, e non c'è un programma da completare. C'è solo il prossimo piccolo desiderio: forse un caffè, o forse niente.
Per una lunga ora dorata, non appartengo a nessuno se non alla luce.
Che bello non dover essere altrove.
Che cosa farei per tornare laggiù?
E tu?



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