Riposo

Un cane nero sonnecchia all'ombra di un vecchio ulivo, il cui fogliame argentato tiene il sole lontano. Eppure il bacio caldo del sole sulla terra riarsa si avvicina piano al suo corpo immobile. Si muove appena, e il profumo del timo selvatico schiacciato si spande nell'aria. Una zampa trema, inseguendo qualcosa che nessun altro vede, poi si quieta di nuovo.

Le cicale tengono la loro nota lunga e ininterrotta sopra il suo sonno, così costante che l'orecchio, dopo un po', smette di sentirla. Ogni tanto una brezza leggera porta il profumo tenue di terra secca e di erba sbiancata dal sole. Il pomeriggio indugia, indisturbato e lento.
Più in basso lungo la collina, un piccolo borgo si raccoglie attorno a un antico campanile. Costruite secoli fa, le mura di pietra del paese hanno visto innumerevoli pomeriggi come questo, senza che il tempo le sfiorasse.
Il cane non sa nulla del campanile né della sua storia. Vive in un altro mondo, misurato non dalle ore segnate, ma dal terreno fresco sotto di sé, dall'ombra che si sposta e dall'istinto di riposare e basta.
Riposo, una legge non scritta che si avverte nelle ossa della terra. Senza un segnale né un sussurro, l'intera collina si arrende all'unisono al sacro respiro di mezzogiorno.

Una campana lontana suona e lascia svanire la sua nota nell'aria calda. Incurante, il cane dorme ancora. Altre ore verranno e andranno, ma questo momento appartiene solo all'ombra fresca e alla quiete del pomeriggio.
Riposo


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