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Le Mani Che Ricordano

  • BAY
  • 27 apr
  • Tempo di lettura: 3 min

Certe cucine portano la loro storia nelle pareti. Quella di Rosa la portava nella luce.


1950 cucina in italia, pareti color crema, tavolo di legno e una finestra.

La cucina di nonna Rosa era piccola e ordinata, con un grande tavolo di legno incastrato di lato, come sempre era stato. Nessuno aveva mai pensato di rinnovarla, e se qualcuno lo avesse proposto, Rosa lo avrebbe guardato come guardava chiunque mettesse l'aglio nel ragù, con una pazienza che sfiorava la commiserazione.


Le pareti erano color crema vecchia. Le travi del soffitto si erano scurite con gli anni, tra il vapore delle pentole e il fumo della stufa a legna che d'inverno riscaldava tutta la casa. Rosa aveva appena finito di sparecchiare la tavola che aveva visto sedere quattro generazioni della stessa famiglia. Mentre posava l'ultimo piatto nel lavandino, alzò gli occhi verso la finestra che dava sulla collina degli ulivi. Nel pomeriggio, la luce entrava di taglio e rendeva tutto simile a un quadro.


Si sedette in fondo alla tavola, le mani intrecciate in grembo come faceva solo quando non aveva niente da fare, e osservò sua nipote Giulia muoversi per la cucina con quell'energia concentrata di chi ha qualcosa da dimostrare.


Giulia era arrivata da Novara il giorno prima, per passare la settimana in Calabria. Una settimana con la nonna, come ai tempi.


"Nonna, voglio fare la pasta con te," aveva detto, con quella luce negli occhi che Rosa conosceva bene.

"Lavati le mani," aveva risposto. Era il suo modo di dire sì.


Sul quel stesso tavolo, Giulia versò la semola, aprì le uova, aggiunse un pizzico di sale. Impastò sotto lo sguardo attento della nonna finché la pasta non fu liscia e compatta. Quando l'impasto ebbe riposato, annunciò che avrebbe fatto le fettuccine per pranzo.


"Cosa?" disse Rosa, le sopracciglia alzate. "Le fettuccine? Adesso? Saranno pronte per cena!"


Stava già per alzarsi ad aiutarla quando Giulia tirò fuori una scatola nascosta sotto il bancone e la aprì con cura, posando sul tavolo una strana macchina.


Rosa si risedette e non disse una parola.


Era una macchina per la pasta, la Marcato Atlas 150, acciaio cromato, compatta e solida, fatta per durare. Giulia la fissò al bordo del tavolo con la sicurezza di chi sa quello che fa, poi fece un passo indietro e guardò sua nonna.


"È italiana, Nonna. Dal 1930," disse, sapendo che almeno quello avrebbe contato qualcosa.


Rosa fece un suono che non era né approvazione né rifiuto.


Giulia regolò lo spessore al massimo, inserì il primo pezzo di impasto e lo vide uscire dall'altra parte in una sfoglia lunga e pallida. Abbassò di un livello. Poi un altro ancora. La manovella girava liscia, senza sforzo, senza storie, facendo esattamente quello che doveva fare. Al sesto passaggio, la sfoglia era quasi trasparente, e prendeva la luce della finestra come se fosse viva.


Rosa non aveva ancora sciolto le mani. Ma si era sporta leggermente in avanti.


L'Atlas ha dieci spessori, e Giulia aveva letto che il sesto era quello che le nonne italiane usavano per le fettuccine, abbastanza sottile da piegarsi, abbastanza consistente da tenere il sugo. Cambiò l'accessorio, inserì di nuovo la sfoglia, e all'improvviso apparvero i nastri. Lunghi, regolari, dorati, che le scivolavano sul braccio come strisce di velluto color crema.


Li appese allo schienale di una sedia ad asciugare, come aveva visto fare a Rosa cento volte, con le sue mani.


Non riuscì a trattenerla oltre. Rosa si alzò, prese possesso della cucina e preparò le fettuccine come le aveva sempre preparate. Ma Giulia la vide scrutare i nastri di pasta mentre li calava nell'acqua salata. E la vide sorridere, credendo di non essere osservata.


Mangiarono in terrazza, con il sole di primavera sulle spalle. Fettuccine al burro e salvia con una manciata di Parmigiano, semplici, come lo sono sempre le cose importanti. Rosa ne mangiò due piatti e non disse niente sulla macchina. Ma quando Giulia stava per andarsene, la trovò in piedi davanti al bancone, con un dito che scorreva lentamente sui rulli cromati dell'Atlas, come se stesse leggendo qualcosa scritto lì sopra.


Dieci anni di garanzia. Giulia glielo aveva detto prima, quasi di passaggio.


Rosa non aveva mostrato nessun interesse, allora. Ma adesso, senza girarsi, disse:


"Lasciala."


La Marcato Atlas 150 è prodotta in Italia dal 1930. Acciaio cromato, dieci spessori, una manovella che gira come girano gli strumenti buoni, senza fatica e senza pretese. Fa lasagne, fettuccine e tagliolini, e con gli accessori giusti, molto di più. Rosa non userebbe mai la parola "Ferrari." Ma ha detto lasciala.


Se vuoi portare questa domenica nella tua cucina, trovi la macchina qui sotto.



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