Respira: Porta l'Italia a casa quando ti manca

Alle 4:17, sotto le luci della farmacia, mi è mancata l'Italia.
Non l'Italia da cartolina.
Non l'itinerario.
Nemmeno il primo scorcio di mare dal finestrino di un treno.
Mi è mancato il modo in cui la bellezza entra liberamente nella giornata.
Mi muovevo tra le commissioni con una specie di obbedienza grigia. Latte. Scontrini. Una strada pallida. Una porta di vetro che si apriva troppo in fretta. La luce al neon che appiattiva ogni colore, fino a far sembrare stanche persino le mie mani.
Poi, senza motivo, ho pensato ai muri di terracotta che trattengono il sole del

pomeriggio.
Pietra antica sotto i sandali.
Una stradina che curva verso una chiesa di cui non conoscevo il nome.
Persiane sbiadite da un'estate dopo l'altra.
Una donna che si sporge dal balcone per scuotere un panno nell'aria dorata.
In Italia, l'ordinario non sembra vuoto.
Una porta porta la storia fin sulla maniglia.
Una piazza ricorda ogni passo.
Perfino una tazzina di caffè scheggiata sembra appartenere a un ritmo più grande e più antico.
Qui, tutto parla piano.
E forse è proprio questo che mi manca di più nei giorni come questo.
Non la fuga, né la perfezione.
La sensazione che la bellezza possa far parte del pane, della pietra, del bucato, della luce. Che una vita possa essere concreta e al tempo stesso luminosa. Che si possa andare a comprare la frutta e tornare con il pomeriggio cambiato dentro.
Nei giorni così prendo Respira, un mazzo di carte che porta a casa un po' di quella luce, e il pomeriggio si ammorbidisce intorno a me.
Conserva queste parole per il prossimo giorno grigio che ti fa struggere per l'Italia, e dimmi: quale piccolo dettaglio italiano ti manca di più?
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