Respira: Un vicolo all'alba
La luce sale dietro un unico cipresso, in fondo al vicolo, e versa oro e pesca sul cielo. Trova per prime le finestre alte delle vecchie case, poi il blu delle persiane, poi i vasi di terracotta accanto alle porte, dove le erbe conservano

ancora un poco d'ombra. Oltre il basso capanno in fondo alla via, le colline giacciono nella foschia, una dietro l'altra, ciascuna più pallida della precedente.
Da qualche parte sopra i tetti una campana conta l'ora, senza fretta, e dietro una persiana socchiusa una tenda bianca si solleva e si posa, come se tutta la casa respirasse nel sonno. Due piani più giù una moka borbotta sul fuoco piccolo. L'odore del primo caffè scende nel vicolo e incontra l'odore della pietra fresca, e per un po' restano insieme nell'aria.
Sei in piedi in questo vicolo, con una mano appoggiata a un muro già tiepido. La tua cucina è lontana, e lontana è la sveglia, e lontana la lista sul bancone che aspetta da venerdì.
Ti manca l'Italia?
Forse qualcuno te lo chiede da una finestra, o forse sale da sola da qualche punto sotto le costole, dove una certa mattina è rimasta piegata in piccolo. La radio di uno sconosciuto suona una canzone con dentro una fisarmonica, e un gatto ti osserva dal tetto del capanno con totale indifferenza.
Quella fitta arriva prima che tu abbia aperto gli occhi. Porta il suono di una campana, il peso di una tenda, il profumo della pietra fresca, e ti resta accanto, quieta come il vicolo.
La luce ha raggiunto i ciottoli. Si posa ai tuoi piedi, paziente e chiara, e il vicolo continua a svegliarsi, una persiana alla volta, senza fretta per nessuno.
Respira.
Rivivere questa mattina è questione di una carta.
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